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   Brutta avventura in Abruzzo » Perso in un fuoripista  
 
Pubblicato Mercoledì 7 Gennaio 2004 da Noserider78
 
 

Snowboard e sci
Sono stato una settimana in Abruzzo, per passare capodanno con i miei amici più intimi. Abbiamo sciato molto, fino al 3 gennaio, quando mi sono perso. La strizza più grossa della mia vita.

Eravamo andati a Campo Felice, in cinque, per sciare come tutti gli altri giorni. Premetto che siamo snowboardisti, con un livello medio piuttosto alto. Forse il più esperto sono proprio io, faccio snow da quando avevo 12 anni, oggi ne ho 25, ed ho fatto molti fuoripista, davvero. Oltretutto conosco bene anche la zona di Campo Felice, i suoi valichi, so dove si può e non si può passare.
Il 3 gennaio ho pensato bene di portare gli altri amici che erano con me a fare un fuoripista, fatto il giorno prima. Bisogna arrivare su in cima alla seggiovia e scendere per circa cinquanta metri con la tavola ai piedi. Poi si prosegue a piedi, per circa mezz'ora, e si scende su un versante immacolato, per arrivare sotto, a valle, dopo i primi skilift sulla destra. Unico neo: la nebbia. O meglio, più che la nebbia, le nuvole, spinte da un forte vento, che ci hanno fatto sbagliare. Mentre scendevamo il primo tratto, prima di proseguire a piedi, ci siamo persi. O meglio, io ho perso gli altri due (eravamo in cinque ma due di noi hanno desistito subito, vista la camminata che bisognava fare).
Ero davanti, convinto di stare sul versante destro della montagna, mentre in realtà avevo già aggirato la vetta. Ho iniziato a chiamarli, anche perchè non avevo il cellulare, ma niente. Convinto di essere dal lato giusto, ho dunque deciso di continuare a scendere, cercando di tenermi il più possibile sulla destra, per riprendere le piste molto più in basso. Sono sceso, molto veloce, forse troppo, spinto dalla smania di trovare gli altri, di avvertire qualcuno nel caso si fossero persi. Sono sceso, sceso, sceso...non so per quanto, ma all'improvviso le nuvole si sono diradate, e ho cominciato a vedere la valle sottostante.
Ho continuato, ero sicuro della mia direzione, ma poi, quando sono arrivato giù, mi sono fatto prendere dallo sconforto. Ero finito in una piana desolata, nessuna traccia umana, nulla di nulla. Nella piana, lunga qualche chilometro, una casa isolata, con tutte le imposte chiuse, probabilmente abbandonata. Panico. Ho pensato subito agli altri, dove potevano essere finiti, già immaginavo di trovarli congelati da qualche parte, i giornali, gli sguardi degli altri amici, la mia angoscia di averli portati dove non si doveva, viste le condizioni.
Non so perchè, ma non mi rendevo conto di essere io quello davvero in pwericolo, senza cellulare, da solo, in chissà quale versante. Non avevo orologio, ma avevo calcolato che dovevano essere più o meno le 12 e 30, dato che quella mattina eravamo arrivati piuttosto tardi. Ho passato mezz'ora sforzandomi di ragionare, senza lasciarmi andare. Ho cercato di prendere una decisione buona, che non mi avrebbe fatto cambiare idea. In quei casi, credo, la cosa migliore sia scegliersi un obiettivo, e portarlo a termine. Cambiare piano dopo mezz'ora mi avrenne soltanto gettato nello sconforto, oltretutto avevo ancora 3, 4 ore prima del tramonto.
Avevo i brividi. Non riuscivo a capire da quale lato fossi sceso, o meglio, supponevo qualcosa, ma quando ti trovi solo e sperduto, le supposizioni le mandi a cagare. La cosa più razionale era ovviamente ritornare su, seguendo la mia scia, ma non sapevo per quanto tempo fossi sceso, quanto ci avrei messo, se ce l'avessi fatta a risalire il versante di una montagna con la neve fresca. In realtà avevo già scelto, così ho cominciato a camminare. La neve fino alle ginocchia, la tavola come aiuto per non sprofondare. Due passi e via, infilavo la tavola nella neve per appoggiarmi. Il primo pezzo era abbastanza piano, la scia della tavola nitida. Mi fermo, guardo in alto per cercare la vetta, e...(bestemmia), iniziano a scendere i primi fiocchi. Penso alla mia scia, lasciata prima dalla tavola...mi viene da piangere, giuro. Resisto, mi faccio forza. Comincio a pensare alle cose che devo fare, una volta a casa, alla mia ragazza che mi aspetta, ai suoi occhi che mi cercano, a tutto quello che abbiamo passato insieme. Devo andare avanti. Riparto, più deciso di prima. Non so per quanto ho camminato, credo un'ora.
Dopo aver visto un rapace enorme, ed un leprotto a circa cinque metri, scappato via come un razzo, sento in alto le pale di un elicottero. Prima lontane, poi molto vicine, sempre di più...ma in basso, molto più in basso di me! Scendo? E se non faccio in tempo? se una volta sceso non mi vedono, cosa faccio? La nebbia, le nuvole, mi impedivano di vedere a più di trenta metri, figuriamoci se un elicottero mi avrebbe potuto trovare dall'alto. Aspetto, ascolto ancora, finchè il rumore scompare, l'elicottero non c'è più. Forse non mi stavano cercando, forse gli altri erano nella mia stessa condizione e non avevano potuto avvertire nessuno, forse...basta, dovevo continuare. E ancora su, ancora, finchè dopo dieci minuti, o più, sento di nuovo l'elicottero. 'Stavolta scendo', mi sono detto. 'Mi metto la tavola e scendo, devono vedermi'. Non faccio in tempo a pensarlo che il rumore era già lontanissimo, probabilmente era passato rapidissimo sopra di me.
Ero solo di nuovo.
A quel punto ho capito che non avevo più niente da perdere.
Improvvisamente sono diventato calmo, quasi tranquillo. Mi sono messo il burro di cacao lasciatomi da elena, la mia ragazza, ho messo in bocca un pò di neve, e sono ripartito. Poi è stata una continua ricerca di stimoli, per continuare, anche quando sprofondavo nella neve, quando credevo di aver perso la mia scia, quando il cuore in gola mi faceva sobbalzare, pensando di sentire qualcosa, quando in realtà era il mio cuore che rimbombava. Mai provato nulla di simile. Dovevo fare pipì, l'avevo già fatta giù, scrivendo SOS più grande che potevo (se ci penso ora mi viene da ridere), e così mi sono detto, 'fra dieci metri la faccio'. Ho fatto quei dieci metri con il bisogno impellente di fermarmi, finchè nella neve ho trovato una chiazza gialla, un'altra pipì lasciata da Valerio, uno dei due persi prima. Vedevo le sue impronte, grandi, e quelle di Carlotta, più piccole. Le une dentro le altre, per faticare meno, proprio come gli avevo detto il giorno prima. Loro erano tornati indietro molto prima di me, saggiamente, ed avevano seguito, come me, le scie lasciate dalle loro tavole.
Ero al settimo cielo. Mi sentivo a casa, davanti al caminetto, tra le braccia dei miei amici. Non avevo più paura, ce l'avevo fatta, ormai, ne ero sicuro. Ho fatto pipì, accanto a quella di valerio, come per segnare il nostro territorio, e sono volato sui loro passi. Non sprofondavo più, mettevo i piedi nelle loro impronte, e riuscivo a stare in piedi senza l'appoggio della tavola. C'era ancora la nebbia, non si vedeva nulla, ma credo di averci messo mezz'ora, da quel punto, forse meno. Sono arrivato su in cima, come un leone. Ce l'avevo fatta!
Mi sentivo vincitore di una battaglia decisiva, mi ero salvato la vita da solo, senza nessuno. Ero pieno di neve, le sopracciglia bianche, le labbra spaccatre con il sangue. Ma ero vivo, con una forza d'animo forse troppo eccessiva, visto che mi sono 'mangiato' il tipo della seggiovia perchè non voleva farmi chiamare con il suo cellulare. Abbiamo avvertito in basso che ero arrivato, ho messo la tavola e sono sceso a valle , alla seggiovia iniziale. Ero un proiettile, mi sono reso conto di non respirare, di essere in apnea. Mi sono lasciato andare, ho fatto un respiro profondo, ho tagliato la pista per fare prima, sono arrivato in un lampo. Giù mi è corso incontro valerio, dopo cinque secondi che sono sembrati una vita.
Abbiamo avvertito la protezione civile, abbiamo fatto tutti un sospiro di sollievo. Gli altri erano al caldo, dopo avermi aspettato per più di tre ore, al baretto. Erano bianchi dalla paura. Abbiamo brindato, bevuto mangiato, riso e quasi pianto. Eravamo tutti insieme, di nuovo. Le cose che ora sento dentro, quello che ho sentito, le mie paure, resteranno sempre dentro di me.
La mia ragazza, che mi ha dato la forza per tornare, i miei amici, unici ed inseparabili, la mia voglia di vivere.
Adesso sono qui, ma sento una strana sensazione: stavo davvero per morire?
Mi avrebbero salvato?
Cosa avrei fatto se avessi aspettato giù?
Ma ora non importa, sono qui, a descrivervi la più grande paura della mia vita.

 
 
 

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    Soccorritori (Voto: 0)
    da Localism il 07/01/2004
    (Info Utente | Invia un Messaggio) http://Nothing
    Vorrei solo far capire alla gente che compie atti di incoscenza, a volte gratuita, come questo racconto da parte di questo ragazzo, che purtroppo non è il primo, e colgo l'occasione per ricordare che il 70% di casi di salvataggio sono dovuti per causa di persone incoscenti, che spesso si ritengono esperte, ma in molti casi si improvvisano, lo fanno perche sottovalutano la Natura. Poi cè il rimanente che invece come si dice ha "sfiga", magari previsti pericoli minimi in quel giorno ma la Natura decide di strappare vite lo stesso, ma questo è un altro caso.
    Il soccorritore spesso mette in gioco la sua vita, per salvare quella degli altri, il suo mestiere è per Amore della Vita e della Natura. Ci sono anche persone che soccorrono, senza essere pagate, volontari!!! Tutta questa mobilitazione e rischio, per delle bravate, posso assicurarti che accende molta ira nei soccorritori! Quando si emettono dei bollettini cè sempre un Cazzo di motivo! Se poi la gente fa di testa sua,perche si sente Dio, nel momento in cui lo soccorro, posso assicurarti che due bei schiaffoni in viso, da padre, non glieli toglie nessuno. Quando si mette in gioco la propria vita, in qualsiasi luogo e momento, ricordiamoci che nel gioco non entrerà a far parte solo la propria di vita, ma anche quella di tante altre persone. Riflettiamo prima di compiere passi azzardati. Informiamoci sempre su ognitipo di condizione che potremmo trovare sulle nostre scelte da fare, con i dovuti pericoli, la dovuta preparazione e soprattutto con la dovuta esperienza.
    Ringrazio tutti per questo spazio a me concessomi.
    Rispettiamoci! E il Mondo Andrà Sicuramente Meglio in Ogni Direzione.

    PS:Complimenti vivissimi per il sito, cosi ben sviluppato non ne avevo mai visti in Italia.
    Vorrei solo consigliarvi una piccola grande cosa: Le regole da seguire in casi di pericolo sia in Montagna che in Mare, e fare un po dinformazione sui Bollettini Meteo forniti dalla protezione civile e dalla aereonautica, molto spesso ignorati da praticanti di queste disipline.
    Va benissimo vivere i vostri sport, lo stretto contatto con la Natura è qualcosa di unico, ma ricordiamoci sempre che non sono un gioco, il Mare e la Montagna necessitano del dovuto Rispetto. Rispettiamo ciò che è più Grande di noi e soprattutto Imprevedibile.Grazie

    Kevin

     
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