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   I molteplici fattori di inquinamento dei mari e degli Oceani  
 
Pubblicato Mercoledì 25 Giugno 2003 da magicsoul
 
 

Surf da onda
I mari e gli oceani coprono il 71% della superficie terrestre, essi costituiscono una grande riserva d’acqua in quanto comprendono circa il 97% dell’idrosfera. Gli ambienti marini, seppure dotati di notevole potere autodepurante, registrano ancora oggi, nonostante i vari protocolli internazionali, gravi e svariate forme di inquinamento.

Per mantenere le acque marine a un livello qualitativo accettabile è necessario tener conto soprattutto delle immissioni di inquinanti prodotti dall’uomo. Uno di questi è costituita dai rifiuti fecali che finiscono nei mari come effluenti cittadini, anche se dopo essere stati parzialmenti trattati; ma non tutti gli effluenti sono depurati e così vi sono ancora oggi moltissimi scarichi abusivi. Inoltre un gran numero di attività industriali producono rifiuti che vengono poi scaricati nei mari. Ad esempio, la discarica in alto mare dei rifiuti sistemati sulle chiatte è un mezzo per eliminare i materiali dragati, i detriti fognari e i rifiuti chimici.

Gli inquinamenti non riguardano esclusivamente gli scarichi fognari o chimici ma anche le alterazioni delle morfologie costiere che possono influire negativamente sul bioma marino. Infatti, molti grandi fiumi sono stati sbarrati con dighe e come conseguenza portano al mare minori quantità di acqua dolce e di sedimenti, inoltre all'imbocco di estuari, sono stati eretti porti e strutture similari che alterano i percorsi delle correnti, mutando conseguentemente gli habitat.

Ma sono i prodotti petroliferi gli inquinanti marini più pericolosi. Essi si presentano sotto forma di piccoli grumi simili a catrame in mare aperto e di schiuma scura o di pellicole oleose sulle spiagge. Nell'oceano vengono immessi annualmente da due a cinque milioni di tonnellate di petrolio, di cui almeno la metà proviene da fonti che si trovano sulla terraferma, per esempio i rifiuti delle raffinerie e gli scarichi delle stazioni di servizio. Quantità notevoli di olio minerale sono immesse nell'ambiente marino da idrocarburi trasportati dall'aria, mentre una quota considerevole, ma è difficile una precisa indicazione quantitativa, dalle navi petroliere. L' inquinamento da petrolio prodotto dalle navi è la faccenda più allarmante. Le navi diffondono il petrolio nell'oceano in tre modi: per incidenti, durante le operazioni di carico e scarico, e per la discarica deliberata che comprende il pompaggio dell'acqua di sentina e lo scarico di zavorra dalle petroliere. Il danno più rilevante è causato dallo scarico di zavorra. Nelle petroliere, dopo lo scarico di petrolio, viene immessa acqua di mare nelle cisterne perché la nave non galleggi troppo diventando ingovernabile.
Tutti i residui di olio minerale dei serbatoi si mescolano con l'acqua e vengono scaricati con questa al momento di un nuovo carico della nave.
La quantità di petrolio così versata in mare può essere ridotta in due modi. Uno è quello di lavare le cisterne con acqua stivata a bordo in "cisterne di sedimentazione" dove il petrolio si separa lentamente dall'acqua, questa viene quindi scaricata e il successivo carico di petrolio è immesso su quello rimasto nella cisterna di sedimentazione. L'altro accorgimento è quello di costruire nei doppi fondi delle petroliere spazi stagni per l'acqua zavorra, in questo modo si diminuisce del 95 % lo scarico inquinante.

Questi sono gli scarichi diretti dovuti all’attività umana ma altre sostanze inquinanti arrivano ai mari anche per altre vie. La caduta di pulviscolo atmosferico reca spesso microparticelle di pesticidi spruzzati sulle coltivazioni, corpuscoli di fuliggine emesse dalle ciminiere e residui degli scarichi delle automobili e degli aerei. Le carene verniciate delle navi trasudano sostanze tossiche che servono ad evitare lo sviluppo di alghe e di molluschi sullo scafo. Gli incendi delle foreste immettono enormi quantità di ossidi e di carbonio nell'aria e di conseguenza nel mare.

Come se non bastasse alcuni processi naturali forniscono ai mari sostanze che sarebbero definite inquinanti se ve le immettesse l'uomo. I fiumi introducono nel mare acqua dolce che danneggia certi organismi marini e che trascina con sé anche sostanze inquinanti che la pioggia asporta dagli alberi e dal terreno; le eruzioni vulcaniche apportano grandi quantità di metalli pesanti, calore e nuovi materiali rocciosi e dal fondo marino filtra petrolio indipendentemente dall'attività umana.
Questo breve articolo non vuole né può essere esaustivo su un argomento così variegato e tanto difficile da inquadrare in maniera globale, resta il fatto che gli ambienti marini quotidianamente sono sottoposti a notevoli, e spesso scellerati, interventi dell’uomo. E’ bene ricordare anche che i mari e gli oceani non possono essere considerati come elementi isolati ma che fanno parte integrante dell’”organismo Terra” e quindi su lunghi periodi di tempo si possono innescare cambiamenti ambientali così rilevanti da ripercuotersi anche sulla vita quotidiana di ciascuno di noi!

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