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   Storie » A mia madre  
 
Pubblicato Mercoledì 6 Giugno 2007 da p69
 
 

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Ho un’immagine dentro che non vuole andar via. Ho una foto ricorrente, cui ho appiccicato luci, colori, rumori e la tua voce, forse per renderla più reale.

Forse per animarla.

Non so se sia vicina a quel momento, o se invece sia solo una creazione della mia mente.

Eri seduta sul divano, bevevi il the della mattina e credevo fossi appena sveglia.

Invece, avevi già preparato la colazione per tutti, avevi di sicuro stirato qualche camicia e pulito il bagno a fondo.

Erano le sette meno un quarto del mattino, ma le tue notti giravano lente ed insonni, anche quando la malattia non ti aveva ancora resa debole e provata.

Eri seduta lì, con la radio accesa ad un volume talmente basso che veniva da chiedersi se non fosse l’inquilino del terzo piano o magari un vicino di un altro palazzo, che fischiettava e cantava sotto la doccia.

Avevo sedici anni. Era una domenica di fine estate.

Ero passato davanti all’ingresso senza essermi lavato e senza aver mangiato, con la tavola sotto braccio e Titto che mi aspettava sotto casa con la macchina del padre.

Sentendo il tuo sguardo sulla schiena, mi ero girato piano, sorridendo.

“Dove vai a quest’ora”?

“In mare mà”.

“Non ti svegli mai così presto per andare a scuola”.

“Lo so mà”.

“Stai attento. E non prendere freddo”.

“Ciao”.

“Ciao”.

Uscivo chiudendo piano la porta.

E davo per scontato che saresti stata lì al mio ritorno.

A chiedermi perché alla mia età perdessi ancora tempo con i materassini e non andassi a fare uno sport “più normale”.

A rimproverarmi della sabbia che lasciavo nella doccia e a dirmi che ero tornato a casa con gli occhi rossi come il fuoco e freddo come un pesce in umido.

“Con quegli occhi non ci scherzare”. “Poi non venire da me se devi mettere gli occhiali”.

E ridevi sotto i baffi, perché non capivi cosa facessi tutte quelle ore in mare.

A cosa servisse.

Ma sapevi che ero felice.

Che tornavo con una strana smorfia di soddisfazione e pacatezza sul viso. Che tutto il mio tempo libero era dedicato alle “condizioni”, alle tavole, ai campioni dello sport.

Sapevi che, con gli amici, si sognava di viaggi in California, alle Hawaii, in Australia e, quando ci sentivi parlarne, ci sfottevi.

“Non sapete neanche attraversare la strada senza il rischio di essere investiti….ma dove volete andare”.

Tutti ti rispondevano fingendo di arrabbiarsi e si lagnavano del fatto che non ci consideravi ancora uomini, mentre ci sentivamo di spaccare il mondo.

Il tempo passa e cambia, ma la storia non lo fa mai.

Anche da uomo fatto, quando venivo a trovarti e ti portavo tuo nipote, dopo le solite chiacchiere e la domanda di sempre “il lavoro come va?”, quando si passava su quei momenti di silenzio soddisfatto e già previsto, lanciavi lì il sasso:

“Vai ancora in mare?”

“Si”

“Alla tua età?

E quel sorriso tornava.

Sardonico, ma affettuoso, costante e, forse, anche un po’ orgoglioso.

Ora la teiera è ferma lì.

La radio è spenta.

Le tue notti non sono più tanto lunghe.

Ma il tuo sorriso resta in quella foto dentro di me.

Non vuole andar via.

E sono già passati due anni.

Ti voglio bene mamma.

Mi manchi.

 
 
 

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    Re: A mia madre (Voto: 0)
    da gdi il 12/07/2007
    (Info Utente | Invia un Messaggio)
    Grazie.
    Per quello che hai scritto.
    Per come lo hai scritto.
    Per quello che hai condiviso con chi legge.
    Per le emozioni che hai dato a me.
    Per ciò che avrò in più da oggi.
    Grazie.

    Guìdo

    Re: A mia madre (Voto: 0)
    da svirgolina il 15/02/2008
    (Info Utente | Invia un Messaggio) http://www.myspace.com/corocoropollon
    Parole dolcissime.....alle quali non posso che aggiungere un brivido di commozione.

    Re: A mia madre (Voto: 0)
    da rampino il 28/08/2007
    (Info Utente | Invia un Messaggio)
    Mi hai commosso.....grazie.

    Re: A mia madre (Voto: 0)
    da mareno il 29/11/2009
    (Info Utente | Invia un Messaggio)
    Bella bella P...la leggo adesso...

     
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